sono arrivata alla conclusione che scrivere tutto quello che avevo in testa quando ho deciso di aprire un altro blog sarebbe malsano e noioso.
quindi riporto qui solo le insulse considerazioni a cui sono giunta alla fine di tutta la vicenda, e poi guarderemo avanti.
credo che alcuni giornalisti vedano la loro professione come il modo perfetto per scrivere quello che vorrebbero sentirsi dire o che vorrebbero leggere, piuttosto che per scrivere quello che gli viene detto o accade realmente.
mi spiego: è come se una ragazza venisse brutalmente scaricata dal fidanzato con un banale sms del tipo “è finita. ciao” e poi raccontasse alle sue amiche che “è arrivato da me in preda alla disperazione.. non sapeva proprio come dirmelo.. io ci ho detto che se aveva un problema doveva parlarmene liberamente.. e allora lui è scoppiato a piangere dicendo che gli dispiaceva.. cioè.. stavo troppo male per lui.. e alla fine abbiamo deciso insieme che era meglio finirla lì, senza rancori.. poverino”.
ecco.
chi vuole capire la sottile metafora, capisca.



