Bello, sìsì.
Bravo Morozzi, giàgià.
Non mancava quasi nulla per entrare fra i libri del cuore, eppure un solo passaggio è bastato a rovinare l’insieme. Farlo scadere inesorabilmente. Togliergli tutta la poesia.
È un affronto troppo grande per fare finta di niente; per dovere di cronaca, riporto il passaggio incriminato:
“Basti dire che passo la notte (…) cercando di digerire una specialità locale a base di formaggio, patate, speck e forse piombo fuso.”
A parlare è Lajos, giovane scrittore bolognese, mentre descrive le avventure successive alla presentazione del suo libro avvenuta a Pordenone.
A parlare è Lajos, e quest’uomo commette un madornale errore: disprezzare il cibo degli dei. IL FRICO. Chi non riesce a capire la grandiosità del frico farebbe meglio a dichiararsi incapace di intendere e volere, per ottenere uno sconto della pena.
Ma soprattutto va fatta una precisazione: lo speck non è previsto nella ricetta base.
Che altrimenti uno si immagina il frico come chissà cosa. Ecco.
Questo screzio rischiava di condizionare tutta la lettura, ma giusto alla fine è arrivata la redenzione dell’autore: per sua fortuna ha nominato a sorpresa l’innominabile Billy Corgan, guadagnando nuovamente punti.
Quindi, Morozzi, ritieniti in debito con Corgan.. ti ha salvato la vita.
(In sostanza: uno dei libri più piacevoli che mi sia capitato di leggere negli ultimi mesi)





Hai essenzialmente ammesso che il piombo fuso, invece, potrebbe anche esserci, nella ricetta base =D
(bravo sì, il Morozzi, uno di noi e l’Hornby italiano)
lo speck è altoatesino,
il frico friulano
se ci fosse lo speck nel frico
io sarei corsa a gettarmi giù dalla pista nera del Monte Elmo
con due chili di sciolina sotto gli sci
urlando frasi sconnesse
di cui si capirebbe solo
“the horror, the horror!”
crush: l’atmosfera hornbiana che si respira fra quelle pagine mi ha sicuramente affascinato quanto l’originale..
c.: buh pè lo speck, lo dicevo io!
comunque in alcune zone del friuli lo mettono, mai dire mai..